Non è facile essere vulnerabili. Vuol dire abbassare le proprie difese e lasciare che gli altri possano, se non abbattere, superare quel muro di difesa che abbiamo costruito con fatica durante tutta la nostra vita.
Quel muro io l'ho sempre costruito, mantenuto e innalzato. Sempre. E quando capita che un brandello venga distrutto, immediatamente faccio di tutto per ricostruirlo, mettendoci una pezza sopra.
A volte non basta. Inizio a costruire intorno, creando una piccola fessura che mi permette di vedere cosa succede al di là della mia barriera protettiva. Bisogna poter farsi vedere per vedere gli altri, e io questo non l'ho mai accettato.
Non posso accettare il fatto di esistere, di avere un corpo che è percepibile e che occupa uno spazio. Non accetto il fatto di essere un essere solido, che si muove e che ha una data di scadenza possibilmente lontana.
Possibilmente è la parola chiave. Se tutto va bene, se la vita segue il suo flusso e scorre senza trovare ostacoli particolarmente avversi, si può vivere a lungo. Altrimenti possiamo interromperla in modi diversi.
Ieri notte un ragazzo più piccolo di me ha fatto un incidente con la sua ragazza. Sono morti entrambi.
Sono morti entrambi. Queste parole mi rimbombano nella testa perché ancora non riesco a realizzare che è tutto vero. Ho visto una loro foto e ho pensato che a loro la vita piaceva. Loro non erano come me. Hanno incontrato quell'ostacolo avverso che li ha bloccati e ora non potranno più andare avanti.
Quando inizio a pensare alla morte, non riesco a capacitarmi che è semplicemente uno stato di non-essere. Una faccia che vedi tutti i giorni e poi non vedi più. Non puoi più parlarle, stringerla, fotografarla. Vorrei che certe persone fossero ancora qui, per poter scattare un'ultima foto insieme. Anche se non mi piacerebbe, perché mostrerebbe il mio essere, sarebbe comunque la prova che quell'altra persona c'è, esiste ed è con me.
Non faccio altro che pensare a tutto questo. É questo che vorrei essere? Vorrei essere il non-essere? É un controsenso, un nonsenso. Eppure quando succedono queste cose, ci penso e ci ripenso. Ho torto nel voler non-essere? O semplicemente il non-essere è più adatto a certe persone, più adatto al mio essere?
Da tutto questo so solo che vorrei che gli altri fossero ancora, e se non è possibile per sempre, almeno per il più tempo possibile.
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